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Il paese senza finestre

Il paese senza finestre

Luigi Lazzaro

Un noir angosciante: un paese chiuso, una comunità feroce, discriminazione e intolleranza.

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Sinossi

Siamo nel 1955. A Faramonte, un paesino dell’appennino abruzzese, Bambina Buongarzone (la Vinaia), moglie del locale vinaio e già prostituta nelle case di tolleranza con il nome d’arte “Ficadiferro”, viene trovata morta ammazzata e poi stuprata nella bottiglieria del marito. In quattro e quattr’otto i locali carabinieri arrestano Turuccio, lo “scemo del paese” che da tempo perseguitava la donna. Benché sia chiaro che Turuccio, sebbene coinvolto, non possiede le capacità intellettuali per organizzare e compiere un tale crimine, nel paese (che attende la visita del vescovo) tutti sono soddisfatti della soluzione e il povero Turuccio, nell’indifferenza generale, viene processato e rinchiuso nel manicomio criminale. Circa un anno dopo, in paese arriva Zelinda, la sorella della Vinaia, una donna sola e disperata alla ricerca della verità sulla morte della gemella. Dopo qualche mese giunge a Faramonte anche Matteo, uno psicologo omosessuale in distacco punitivo presso la scuola elementare del paese a causa del suo “vizio” (siamo nella provincia bigotta degli anni cinquanta). Zelinda convince Matteo ad aiutarla a scoprire come sia veramente morta la sorella, ma ambedue trovano grande resistenza da parte del resto del paese, oltre che dei baroni de Basilijis, un’antica famiglia aristocratica funestata nei secoli da ripetuti episodi di follia. La storia trova il suo tragico epilogo nei meandri del tetro palazzo de Basilijis e sulle vicine montagne. Una vicenda oscura che si dipana in un’atmosfera opprimente, accentuata dalla pioggia battente e dal grigiore degli animi, con la sensazione claustrofobica di essere imprigionati in un acquario soffocante. Un paesaggio infernale in cui i personaggi si muovono nell'attesa della loro piccola apocalisse. Un finale in cui la verità si ribalta ripetutamente in una sequela di sorprendenti colpi di scena.